Definizione di marketing

Oggi voglio pubblicare un articolo che, probabilmente, in un sito che affronta la tematica MARKETING, sarebbe dovuto essere trattato in principio o comunque prima; prima, si, perchè ogni persona che vuole interessarsi o occuparsi di marketing, a qualsiasi livello e latitudine, dovrebbe innanzitutto chiedersi: cosa significa esattamente fare marketing? Qual’è la migliore (o quella più precisa, diciamo pure quella che “ci va più vicino”) definizione di marketing?

Si potrebbe certamente consultare Wikipedia per scoprire che il marketing viene definito e descritto come:

“…ramo dell’economia che si occupa dello studio descrittivo del mercato e dell’analisi dell’interazione del mercato e degli utilizzatori con l’impresa. Il termine prende origine dall’inglese market (mercato), cui viene aggiunta la desinenza del gerundio per indicare la partecipazione attiva, cioè l’azione sul mercato stesso. Non comune l’uso dei termini in italiano mercatistica o mercatologia  Marketing significa letteralmente “piazzare sul mercato” e comprende quindi tutte le azioni aziendali riferibili al mercato destinate al piazzamento di prodotti, considerando come finalità il maggiore profitto e come causalità la possibilità di avere prodotti capaci di realizzare tale operazione finanziaria.”

Bene, ora sappiamo cos’è il marketing, contenti?
No? Come mai? Non siete convinti? Vi sembra riduttivo come concetto?
Forse non avete tutti i torti, del resto dalla stessa pagina di WikiPedia ho deciso di estrapolare solo una parte della definizione che viene fornita a riguardo, ma credo che il punto non sia questo…

Ritengo che con il trascorrere del tempo il concetto di marketing si sia evoluto ed abbia raggiunto un livello talmente dinamico e “complesso” da non poter essere etichettato in nessun modo; certo lo si può distinguere, analizzare e suddividere com’è giusto che sia, ad esempio partendo dal distinguo tra marketing strategico e marketing operativo, ma non si potrà mai descrivere e definire completamente nella sua globalità (e mi permetto di aggiungere “essenza”) il marketing, quello vero, per il semplice motivo che nel momento stesso in cui sto scrivendo questo articolo ed approfondimento sul marketing esso stesso si sta già evolvendo, sta modificando la sua natura, non certo le radici che rimangono ben salde e definibili, bensì i suoi terminali, i germogli sempre nuovi che vanno a spuntare sul grande albero del marketing.

Questa mia nota è chiaramente una “provocazione”, ma ritengo non sia poi così distante dalla realtà affermare che il marketing è pienamente definibile solo da chi il marketing non lo comprende fino in fondo… Il marketing se lo volete capire e sopratutto fare (creativamente e senza omologazioni) dovete definirlo voi stessi, con la pratica, con la sperimentazione, con l’invenzione, con l’elaborazione…

Siete d’accordo? Voi come definireste il Marketing?

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La reputazione aziendale e personale online

Si chiama Web Reputation, per noi italiani “reputazione online” ed è un concetto sempre più attenzionato dalle aziende e non per ultimo anche dai privati. Come ciascuno di noi ha una reputazione nella vita reale e tiene affinchè essa sia positiva, nello stesso modo su internet è molto importante accertarsi che la propria reputazione sia buona. Cosa succederebbe infatti se un utente che cerca informazioni sulla vostra azienda trovasse sui motori di ricerca forum e blog dove ci sono recensioni negative su di voi, dove ci sono critiche pesanti e magari infamanti? Semplice, l’utente si farebbe un idea decisamente negativa su di voi (la vostra azienda, i vostri prodotti ecc)… e come si sa, la prima opinione non solo è quella che conta ma è anche molto difficile da fa “cambiare”. Per questo motivo è importante che quando un utente cerca il vostro brand, il vostro e-commerce o sito aziendale trovi pagine, siti, blogs, forum e quant’altro ove vi siano pubblicate opinioni e recensioni equilibrate, credibili e positive! Come fare? Ci sono sempre più servizi che si occupano di web reputation on line, servizi ideati e progettati per la ricerca, il monitoraggio e la difesa della reputazione anziendale online. Queste operazioni avvengono tramite diversi strumenti, principalmente con l’intervento SEO; in pratica si creano blog e contenuti “artificiali” che elogiano il vostro marchio, la vostra azienda, i vostri servizi e li si posizionano in testa ai motori di ricerca (google su tutti) per le key che interessano il vostro marchio ed i vostri prodotti; con questa operazione si propongono sul web pareri positivi su di voi e si fanno sceendere di posizioni eventuali pagine con pareri negativi in modo che non vengano consultate. Pensate che impatto quando un utente cerca “Dentifricio XXX” e trova per prima pagina una recensione di un cliente soddisfatto che ne descrive i benefici… Ma la reputazione sul web è un concetto importante anche per i privati, oggigiorno infatti internet è un canale fondamentale anche per trovare lavoro, per crearsi un proprio “curriculum” e quindi sono sempre di più le aziende che prima di assumere o valutare un cv fanno indagini approfondire sul web, per vedere se le informazioni date corrispondono al vero e scoprire dettagli anche più privati sulla condotta di vita (e professionale) del candidato. Pensate al vostro profilo su facebook, ai vostri interventi sui forum e sui blog, al vostro myspaces, sono tutti strumenti da utilizzare intelligentemente in ottica “professione” in quanto forniscono informazioni preziosissime su di voi. Cosa penserebbe un selezionatore se, dopo aver visto il vostro curriculum vi ricercasse su facebook e trovasse come immagine del profilo una vostra foto che vi ritrae ubriachi?

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La pubblicità funziona se non è pubblicità

Come da titolo, in un “epoca” in cui ormai la pubblicità viene vista dai consumatori sempre più in un ottica negativa, considerata un “fastidio”, un tentativo di far spendere soldi a tutti i costi, a volte addirittura considerata un “abbindolamento”… avanzo il mio personale concetto secondo il quale la pubblicità migliore è quella che non viene percepita come tale!

E come si raggiunge questo scopo? Innanzitutto “slegandosi” nettamente e definitivamente dal classico stereotipo di marketing e pubblicità, abbandonando i classici canali di promozione!

Per mettere in atto ciò è indispensabile fare entrare il marketing nella vita comune, la vita di tutti i giorni e provare addirittura a renderlo un tutt’uno con usi, costumi ed abitudini.

E quando è fondamentale non fare apparire in modo diretto il messaggio come pubblicitario cosa ci può venire in aiuto se non l’inconscio?

Esempio pratico: al supermercato, sopra le buste della spesa o sui muri all’ingresso si può disegnare qualcosa di generico ma che usi i colori e le forme base di un certo brand!
Ipotizziamo di voler promuovere la bevanda XXX, i cui colori sopra le bottiglie sono rosso e fucsia; provvederemo a disegnare all’ingresso del supermercato tante bollicine di color rosso e fucsia, senza apporre scritte che potrebbero far “etichettare” l’opera come pubblicità.
Il consumatore entra, vede il dipinto (magari anche pensando: “che bel dipinto”) ed assume il messaggio pubblicitario, in questo caso visivo, senza associarlo ad un opera pubblicitaria e non innescando quindi alcun potenziale “disturbo” o “fastidio”! Quando passerà davanti al bancone delle bevande, vedendo i colori della bevanda XXX, il consumatore li associerà “inconsciamente” ai colori visti nel dipinto all’entrata, ciò desterà quindi curiosità e l’inconscio “transfert” dell’approvazione iniziale avuta per il dipinto (che bel dipinto!) al prodotto in questione!

Altra forma di pubblicità non pubblicità, più classica, è il meno originale “passaparola”.
Se infatti il messaggio pubblicitario arriva da un amico sotto forma di consiglio a provare basato su una prova che ha soddisfatto, ecco che lo stesso messaggio promozionale verrà “assorbito” non tanto come pubblicità quanto per l’appunto come consiglio di un amico disinteressato.

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Come fare marketing creativo

Si parla tanto di marketing creativo, ma come lo si mette in atto?
Bisogna essere dei super esperti di marketing? Bisogna essere dei geni? Bisogna essere dei pozzi di creatività?
Sicuramente serve una buona dose di conoscenza della materia, un pizzico di genialità ed altrettanta creatività ma per creare una campagna di marketing creativo (virale, guerriglia, street marketing o qualunque altro genere esso sia) servono anche altri “ingredienti”, magari anche facilmente reperibili, ma che poi vanno pur sempre abilmente “cucinati”…

Eccone alcuni:

1) Spirito d’osservazione della quotidianità.
Stare in mezzo alla gente, fare lunghe camminate per strada, ascoltare i discorsi della gente al bar… E’ fondamentale per rendersi conto di quelli che sono “usi e costumi”, esigenze che spesso vengono ignorate e sulle quali invece si può far “perno”… Dalla quotidianità può venire lo spunto giusto. Bisogna quindi avere un grande spirito di osservazione!

2) Superamento del proprio punto di vista.
Quando si ha un idea spesso la si raffronta automaticamente con il proprio modo di ragionare e con i propri gusti, è bene però non fermarsi a quello che pensiamo noi: un qualcosa che a noi non piace potrebbe piacere a miliardi di persone! Qualcosa che per noi potrebbe non funzionare, in realtà potrebbe funzionare benissimo! Questa considerazione ci porta al prossimo punto…

3) Sperimentare
Mai avere paura di sbagliare, perchè in fin dei conti solo provando ci si può rendere conto dell’effettiva efficacia di una tecnica! Fin quando la teoria resta tale anche i i potenziali risultati restano tali e pertanto, appunto, teorici! Provare, riprovare, ed ancora provare… studiando a fondo i successi e sopratutto gli insuccessi, da quali si possono trarre indicazioni preziosissime!

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Sondaggio sul Marketing e il suo utilizzo nella vita quotidiana

Voglio lanciare un sondaggio:
spesso si associa il marketing unicamente alla pubblicità, al commercio e più in generale al business; si considera quindi il marketing una materia che va applicata per pubblicizzare e vendere.
Ma il marketing può avere una funzione utile anche al di fuori del contesto pubblicitario? Conoscere nozioni anche basilari del marketing, tecniche di vendita e comunicazione può dare un effettivo vantaggio nella vita comune di tutti i giorni come ad esempio nelle relazioni interpersonali?

Votate numerosi e lasciate un commento per giustificare la vostra scelta, grazie.

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Guerrilla Marketing invernale

Per comprendere l’incredibile potenziale del Guerrilla Marketing (in italiano “Guerriglia marketing”) non c’è niente di meglio che osservare esempi pratici di applicazione degli stessi.

Di seguito ne riporto uno tra i più originali

guerrilla marketing invernale

guerrilla marketing invernale

Nello specifico :
la location è la città di Monaco di Baviera;
periodo invernale 2005/2006.
Quello fu un inverno straordinariamente freddo e quindi ottimo per promuovere un’ agenzia di viaggi locale.
Obiettivo: generare nei passanti il desiderio di mete calde ed assolate sfruttando le condizioni meteo opposte in cui si trovano i passanti infreddoliti e di fronte ai disagi provocati dalla neve.

A sostegno della campagna, oltre alle offerte impresse nella neve, sono state inserite delle cartoline sotto i tergicristalli delle auto in sosta, per rimandare al sito web dell’agenzia di viaggi.

Questo è un esempio di marketing a costo praticamente zero (unici costi la stampa dei volantini e il volantinaggio stesso con annessa scrittura sopra la neve delle auto).

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Quando il marketing può diventare plagio

In un precedente articolo ho parlato di marketing parassitale, ovvero la tecnica che per promuovere un prodotto o un brand sfrutta elementi già famosi ed affermati, esterni al prodotto/brand pubblicizzato, beneficiando della risonanza degli stessi.

Quando non si sfruttano più elementi esterni alla pubblicità per beneficiare della loro popolarità ma si “copiano” elementi di altri brand già affermati si può invece parlare di vero e proprio plagio anche nel marketing.

Ad esempio guardando banner pubblicitari presenti in diversi portali turistici ho notato la sorprendente analogia tra due compagnie aeree: la windjet e la easyjet, analogie che si riscontrano nel nome del brand, nei colori sociali nonchè chiaramente nel settore di mercato in cui operano entrambe: i voli aerei e in particolare il segmento dei voli low cost.

Non voglio entrare nel merito di chi sia “arrivato per primo” e di chi (probabilmente) abbia sfruttato la risonanza di un brand affermato e conosciuto per “cavalcare l’onda” creando l’effetto “confusione” che porterebbe gli utenti a confondere i due brand dando beneficio chiaramente all’”ultimo arrivato”; mi limiterò quindi a descrivere come sia possibile assistere, anche nel marketing, ad una forma di “copia” molto vicina al plagio qualora sia stata architettata volontariamente e non si sia in presenza di una “pura casualità”.

I siti della WindJet e della EasyJet

I siti della WindJet e della EasyJet

Esaminando il caso in oggetto è bene visitare i siti delle due compagnie:

WindJet
e
EasyJet

La prima cosa che salta all’occhio è come vengano utilizzati gli stessi colori di base: l’arancione ed il bianco (con l’aggiunta del blu per la windjet, tocco di blu che comunque non manca nel sito del competitor). Sebbene il blu della WindJet la distingua almeno nel logo, vedendo i siti e l’abbondare di arancio e bianco la prima impressione è quella di navigare nello stesso sito!

Se poi andiamo a leggere i nomi dei due brand, stupisce davvero come con tanti nomi disponibili entrambi finiscano con il suffiso Jet e, inoltre, stupisce ancor di più come le prime parole (wind ed easy) siano entrambe composte da tre lettere creando quindi nella lettura dei due brand un ulteriore notevole analogia.

Infine, come detto, entrambe le compagnie aeree operano nel segmento dei voli basso costo (low cost), navigando nei due siti è possibile notare come entrambe esaltino questa “filosofia” ed anche i banner pubblicitari che girano sui vari portali (almeno quelli che ho visto io) risultano essere davvero simili come “progettazione” (oltre la grafica e l’uso prevalente degli stessi colori).

Sarà un caso di plagio?
Non mi pronuncio in quanto non posso sapere se una delle due compagnie ha “copiato” di proposito i tratti distintivi del competitors, ad ogni modo se così fosse stato potrebbe trattarsi di un “plagio” a tutti gli effetti.

In conclusione:
Il vantaggio maggiore (e probabilmente l’unico) che si può avere nel copiare elementi distintivi di un brand già conosciuto è quello come detto di “imitare” il brand affermato e indurre gli utenti nell’errore: un consumatore infatti potrebbe scambiare il nuovo brand per quello più famoso e non rendersi conto di ciò.

Sicuramente un marketing infido e senza alcuna creatività tanto da non potersi neanche considerare marketing probabilmente, quello che mira all’”inganno” per “rubare” clienti alla concorrenza, una tecnica al limite della scorrettezza che sul lungo periodo potrebbe portare più effetti negativi che benefici in quanto destinata ad essere prima o poi screditata dall’utenza, una volta che la stessa si sia resa conto dell’espediente e lo abbia etichettato come “ingannevole”. A meno che l’utente “ingannato” (o incuriosito) da tale somiglianza rimanga talmente soddisfatto dei servizi offerti dalla società “provata per sbaglio” (o per curiosità) tanto da preferirla alla “originale”…

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